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#SBi news: Il Messaggio di papa Francesco per la 106ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato
15 Maggio 2020


di Elisabetta Lo Iacono

Non parole ma verbi per promuovere azioni concrete nel sostegno agli sfollati. Papa Francesco dedica a loro il Messaggio per la 106ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che sarà celebrata il prossimo 27 settembre, dal titolo “Come Gesù Cristo costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”.

Una situazione drammatica che coinvolge milioni di persone, vittime di povertà, di cambiamenti climatici, di guerre e, adesso, anche della pandemia di Covid-19 che ha su quelle popolazioni non solo effetti diretti di esposizione al virus ma anche indiretti, per il conseguente ridimensionamento di attenzioni e aiuti che arrivavano dai vari Paesi.

Il Papa “scolpisce” l’immagine di questi profughi attingendo alla fuga in Egitto della Sacra Famiglia e ricordando come “in ciascuno di loro è presente Gesù, costretto, come ai tempi di Erode, a fuggire per salvarsi. Nei loro volti siamo chiamati a riconoscere il volto del Cristo affamato, assetato, nudo, malato, forestiero e carcerato che ci interpella (cfr Mt 25,31-46). Se lo riconosciamo, saremo noi a ringraziarlo per averlo potuto incontrare, amare e servire”.

Una vera sfida pastorale, sottolinea papa Bergoglio, ma anche umana verrebbe da aggiungere, sfidando la capacità e disponibilità di ognuno di noi di saper e voler guardare, soccorrere e prestare aiuto a quel Cristo che si presenta “coi vestiti rotti, con i piedi sporchi, col volto deformato, il corpo piagato, incapace di parlare la nostra lingua”.

Una sfida che non è a parole ma che si basa su dei verbi ben precisi, già individuati da papa Francesco nel Messaggio del 2018, ovvero accogliere, proteggere, promuovere e integrare.
Quattro capisaldi di un agire ai quali adesso fornisce sei coppie di verbi che corrispondono ad azioni molto concrete, legate tra loro da una relazione di causa-effetto: conoscere per comprendere, farsi prossimo per servire, ascoltare per riconciliarsi, condividere per crescere, coinvolgere per promuovere, collaborare per costruire. Sei passaggi attraverso i muri dell’indifferenza o dell’incapacità a farsi prossimi, ognuno dei quali ha un preciso riferimento biblico: l’episodio dei discepoli di Emmaus, quello del buon Samaritano, Dio che dona al mondo il proprio Figlio, la condivisione della prima comunità cristiana, il comportamento di Gesù con la donna samaritana, la raccomandazione dell’Apostolo Paolo ai Corinzi.

Conoscere per comprendere. “Quando si parla di migranti e di sfollati - precisa papa Francesco - troppo spesso ci si ferma ai numeri. Ma non si tratta di numeri, si tratta di persone! Se le incontriamo arriveremo a conoscerle. E conoscendo le loro storie riusciremo a comprendere. Potremo comprendere, per esempio, che quella precarietà che abbiamo sperimentato con sofferenza a causa della pandemia è un elemento costante della vita degli sfollati”.

Farsi prossimo per servire. “Le paure e i pregiudizi – tanti pregiudizi – ci fanno mantenere le distanze dagli altri e spesso ci impediscono di “farci prossimi” a loro e di servirli con amore. Avvicinarsi al prossimo spesso significa essere disposti a correre dei rischi, come ci hanno insegnato tanti dottori e infermieri negli ultimi mesi. Questo stare vicini per servire va oltre il puro senso del dovere; l’esempio più grande ce lo ha lasciato Gesù quando ha lavato i piedi dei suoi discepoli: si è spogliato, si è inginocchiato e si è sporcato le mani”.

Per riconciliarsi bisogna ascoltare.  “L’amore, quello che riconcilia e salva, incomincia con l’ascoltare. Nel mondo di oggi si moltiplicano i messaggi, però si sta perdendo l’attitudine ad ascoltare. Ma è solo attraverso un ascolto umile e attento che possiamo arrivare a riconciliarci davvero. Durante il 2020, per settimane il silenzio ha regnato nelle nostre strade. Un silenzio drammatico e inquietante, che però ci ha offerto l’occasione di ascoltare il grido di chi è più vulnerabile, degli sfollati e del nostro pianeta gravemente malato. E, ascoltando, abbiamo l’opportunità di riconciliarci con il prossimo, con tanti scartati, con noi stessi e con Dio, che mai si stanca di offrirci la sua misericordia”.

Per crescere è necessario condividere. “Dio non ha voluto che le risorse del nostro pianeta fossero a beneficio solo di alcuni. No, questo non l’ha voluto il Signore! Dobbiamo imparare a condividere per crescere insieme, senza lasciare fuori nessuno. La pandemia ci ha ricordato come siamo tutti sulla stessa barca. Ritrovarci ad avere preoccupazioni e timori comuni ci ha dimostrato ancora una volta che nessuno si salva da solo. Per crescere davvero dobbiamo crescere insieme, condividendo quello che abbiamo, come quel ragazzo che offrì a Gesù cinque pani d’orzo e due pesci… E bastarono per cinquemila persone (cfr Gv 6,1-15)!”.

Bisogna coinvolgere per promuovere. “A volte, lo slancio di servire gli altri ci impedisce di vedere le loro ricchezze. Se vogliamo davvero promuovere le persone alle quali offriamo assistenza, dobbiamo coinvolgerle e renderle protagoniste del proprio riscatto. La pandemia ci ha ricordato quanto sia essenziale la corresponsabilità e che solo con il contributo di tutti – anche di categorie spesso sottovalutate – è possibile affrontare la crisi. Dobbiamo «trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, e di solidarietà» (Meditazione in Piazza San Pietro, 27 marzo 2020).

È necessario collaborare per costruire. “Costruire il Regno di Dio è un impegno comune a tutti i cristiani e per questo è necessario che impariamo a collaborare, senza lasciarci tentare da gelosie, discordie e divisioni. E nel contesto attuale va ribadito: «Non è questo il tempo degli egoismi, perché la sfida che stiamo affrontando ci accomuna tutti e non fa differenza di persone» (Messaggio Urbi et Orbi, 12 aprile 2020). Per preservare la casa comune e farla somigliare sempre più al progetto originale di Dio, dobbiamo impegnarci a garantire la cooperazione internazionale, la solidarietà globale e l’impegno locale, senza lasciare fuori nessuno”.

Papa Francesco ricorda anche la recente pubblicazione degli Orientamenti pastorali sugli sfollati interni da parte della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, come strumento propositivo per le azioni pastorali della Chiesa.

Conclude il Messaggio con una preghiera suggerita dall’esempio di san Giuseppe, in particolare dalla fuga in Egitto.

Padre, Tu hai affidato a San Giuseppe ciò che avevi di più prezioso: il Bambino Gesù e sua madre, per proteggerli dai pericoli e dalle minacce dei malvagi.
Concedi anche a noi di sperimentare la sua protezione e il suo aiuto. Lui, che ha provato la sofferenza di chi fugge a causa dell’odio dei potenti, fa’ che possa confortare e proteggere tutti quei fratelli e quelle sorelle che, spinti dalle guerre, dalla povertà e dalle necessità, lasciano la loro casa e la loro terra per mettersi in cammino come profughi verso luoghi più sicuri.
Aiutali, per la sua intercessione, ad avere la forza di andare avanti, il conforto nella tristezza, il coraggio nella prova.
Dona a chi li accoglie un po’ della tenerezza di questo padre giusto e saggio, che ha amato Gesù come un vero figlio e ha sorretto Maria lungo il cammino.
Egli, che guadagnava il pane col lavoro delle sue mani, possa provvedere a coloro a cui la vita ha tolto tutto, e dare loro la dignità di un lavoro e la serenità di una casa.
Te lo chiediamo per Gesù Cristo, tuo Figlio, che San Giuseppe salvò fuggendo in Egitto, e per intercessione della Vergine Maria, che egli amò da sposo fedele secondo la tua volontà. Amen.


Leggi qui il Messaggio integrale.


fonte: Seraphicum Press Office