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Diamo parole al dolore: i risvolti psicologici della pandemia
15 Maggio 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 12)


Da tempo di parla con preoccupazione delle ripercussioni psicologiche causate dal lungo isolamento cui siamo sottoposti per la pandemia, di vere e proprie condizioni di stress post traumatico, di un diffuso malessere che diviene una vera e propria emergenza psicologica. San Bonaventura informa affronta questo delicato tema con Denise Aletti e Valentina Aletti, psicologhe psicoterapeute, per comprendere meglio i risvolti psicologici della pandemia e, quindi, per prenderci cura di noi stessi con maggiore consapevolezza.

«In un periodo in cui i temi della morte, dell’isolamento e della mancanza di relazioni sono prepotentemente quotidiani, non possiamo non interrogarci sui risvolti psicologici che la situazione che stiamo vivendo ci porta e porterà ad affrontare nel prossimo futuro.
L’impatto psicologico della quarantena rappresenta un potenziale rischio per la salute mentale di tutti. Tra i possibili effetti psicologici negativi ci sono: confusione, rabbia, paura del contagio, frustrazione, senso di impotenza, preoccupazioni finanziarie, sintomi da stress post traumatico ecc...

La condizione di isolamento che molte persone stanno vivendo ha portato alla luce problemi relazionali, familiari o di coppia, sintomatologia ansiosa con conseguenti risvolti sintomatologici su alimentazione, sonno e umore.
Si evidenzia una fatica generale nella convivenza, tra genitori e giovani adulti, in coppia, soprattutto se si tratta di nuove convivenze o situazioni dove già si registravano forti tensioni. Nelle situazioni di sintomatologia ansiosa, nel 90% dei casi, si registrano ricadute o una riacutizzazione dei sintomi, sempre più persone fanno ricorso a rimedi naturali o medici per i disturbi del sonno e sperimentano una fame legata a vissuti emotivi che può portare a un aumento o una drastica diminuzione della sensazione del bisogno di cibo. Si tratta di una vera e propria emergenza psicologica, tanto che dagli Ordini regionali, nazionali, ma anche dalle singole figure di psicologi- psicoterapeuti sono stati attivati moltissimi sportelli d’ascolto gratuiti per la popolazione e alcuni specifici per gli operatori sanitari che sembrano già presentare sintomi da stress post traumatico. […]

Un altro terribile risvolto che l’emergenza coronavirus ci costringe a valutare è la drammatica esperienza del lutto. Negli occhi di tutti noi resteranno come cicatrici indelebili le strazianti immagini della carovana di bare caricate sui camion dell’esercito a Bergamo.
Il lutto non è di per sé una condizione patologica ma può insidiarsi se, ad esempio, i rituali di separazione non vengono rispettati.

Alcuni fattori hanno, infatti, una significativa incidenza circa la possibilità che si verifichi un lutto patologico. Prime fra tutte le circostanze della morte, l’età, il tipo di relazione instaurata con il defunto. Inoltre, una delle condizioni essenziali per permettere una sana elaborazione del lutto, è legata allo svolgimento dei rituali di cordoglio che, in questo momento storico, sono stati vietati.

Evidenze come il non poter vedere o toccare il corpo del defunto, contribuiscono a complicare l’elaborazione dell’esperienza di lutto. Il funerale è uno dei rituali che favorisce l’espressione pubblica dei sentimenti e permette, solitamente, quel processo di adattamento successivo all’elaborazione e accettazione della perdita. […]

Riprendendo le parole di uno dei massimi esperti di psicologia e psichiatria in Italia, Luigi Cancrini: “Date parole al dolore”. Adesso più che mai è importante condividere i nostri stati d’animo, supportarci a vicenda con i nostri cari, imparare a prenderci cura di noi stessi e in caso di difficoltà nella ripresa fare l’unico atto di coraggio possibile: chiedere aiuto». (D.A. e V.A.)


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fonte: Seraphicum Press Office