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La pandemia, i santi Basilio il Grande e Gregorio di Nissa
13 Maggio 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 9)


Cosa c’entrano i santi Basilio il Grande e Gregorio di Nissa con la pandemia in corso da Covid-19? Fra Teofil Ciucheş, frate minore conventuale e dottorando in Patrologia, propone ai lettori di San Bonaventura informa una riflessione dalla propria stanza del convento, dinanzi alle opere dei due Padri.

«Nel contesto di una città abitualmente trafficata e rumorosa come Roma, che in modo insolito si è fermata a causa della quarantena e sembra caduta in un assopimento profondo, oltre le preoccupazioni e la paura, la quiete della natura favorisce anche la meditazione sul valore e il senso della vita e del sacrificio di chi ogni giorno si impegna, lottando senza tregua contro le conseguenze devastanti di questo flagello. […]

Pur stando al riparo, non posso essere indifferente e penso inevitabilmente a chi soffre, alimentando il senso della solidarietà, che può assumere anche un carattere spirituale. Inoltre, immerso nello studio sull’importanza dell’epinoia nell’opera di Basilio il Grande e Gregorio di Nissa, quando tutta la ricerca converge verso l’espressione ἡ ἐπίνοια ἔφοδος εὑρετική τῶν ἀγνοουμένων (“il pensiero è un metodo che serve per la scoperta delle cose sconosciute”, nda), principio rapportato poi al linguaggio teologico, mi viene da pensare applicando lo stesso criterio alla situazione, come anche gli scienziati in campo medico utilizzino la metodologia specifica di ricerca per trovare l’antidoto ancora sconosciuto per sconfiggere il virus.

Un legame tra medicina e teologia, tra salute e salvezza… negli scritti dei Padri ricorre spesso l’esempio del medico, considerato un locus communis, e proprio Gregorio nei suoi scritti fa riferimento all’immagine di Cristo medico, che soccorre chi è malato spiritualmente ed estirpa il male dal suo corpo offrendo la medicina adatta. Oltre a queste considerazioni, mi sorge a volte la curiosità di pensare a come avrebbero fatto loro ad affrontare una pandemia di tale portata e come avrebbero vissuto questa grave situazione.

In verità in qualche modo erano ben allenati nel combattere contro i virus degli eretici, che intaccavano l’ortodossia della fede e l’unità della Chiesa. Lo stesso San Basilio il Grande, divenuto arcivescovo metropolita di Cesarea in Cappadocia nel 370, è stato abile nel ricomporre con la sua strategia l’unità della Chiesa straziata dal pullulare delle eresie; a livello pastorale e sociale, per il suo amore per i poveri, si è prodigato a mettere a disposizione presso le porte della città un complesso di assistenza, chiamato poi in suo onore “Basiliade”, che in qualche modo sicuramente assumeva anche la funzione di servizio sanitario e dispensariale. […]

Diversamente dalla concretezza di Basilio, Gregorio di Nissa forse si sarebbe ritirato e, per il suo orientamento mistico, stare fermo non gli sarebbe nemmeno costato fatica. Anzi, forse avrebbe consolidato la sua consuetudine che, detta in un modo attuale, avrebbe suonato “Io resto nella mia cella”, e questo magari per continuare la sua contemplazione e scrivere un altro capitolo della Vita Moysis.

Obbediente alle disposizioni imperiali e continuamente proteso a salire sulla scala mistica dell’epektasis, avrebbe implorato il Medico divino a soccorrere le persone infettate. Per concludere: una lettura dell’attualità, arricchita da spunti di riflessione su santi e Padri che ci accompagnano nel nostro cammino, potrebbe aiutare ad affrontare con serenità e responsabilità situazioni difficili, come quella attuale, senza mai perdere la speranza». (T.C.)


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fonte: Seraphicum Press Office