CONTATTI RICERCA FOTOGALLERY DONAZIONI
NEWS
torna alla home
“Metafisica dei tubi”, un omaggio alla parola e al linguaggio
08 Maggio 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 39)


“L’intero romanzo può essere inteso come un omaggio alla parola e al linguaggio”, così fra Emanuele Rimoli definisce il libro Metafisica dei tubi di Amélie Nothomb, nella rubrica “Il tesoro dello scriba” di San Bonaventura informa.

«"In principio era il nulla. E questo nulla non era né vuoto né vacuo: esso nominava solo se stesso. E Dio vide che questo era un bene […]. Dio era soddisfazione assoluta […]. Il che dimostrava, incontestabilmente, che Dio era Dio. E questa evidenza non aveva la minima importanza, poiché Dio se ne infischiava altamente di essere Dio".

Di primo acchito si potrebbe pensare a uno sfogo di nichilismo o alla blasfemia provocatoria; il lettore più “comprensivo” penserebbe alla follia, al diario di un mentecatto in preda a deliri di onnipotenza. Il razionalismo di cui siamo vittima ci gioca brutti scherzi: si fa fatica a immaginare e a mettersi nei panni degli altri, figurarsi se si tratta di un bambino! Esatto, il tono a un tempo serio e scanzonato, solenne e (quasi) ingenuo è proprio quello della piccola Amélie, l’Autrice.

Questa insolita autobiografia guarda ai suoi primi tre anni di vita e al sistema teologico, inizialmente infallibile, in cui sono incastonati.
Niente confessionalismo, ogni bambino si sente un dio, fonte e meta della realtà circostante che plasma in funzione di sé. I ricordi della Nothomb scorrono fluidi grazie al suo noto stile essenziale e preciso: ci si immerge nei ricordi nitidi della bambina che vive la sua parabola “metafisica” – dapprima dio-tubo dedito solo alla «deglutizione, la digestione e, conseguenza diretta, l’escrezione», un tubo appunto; poi pianta immobile, bestia urlante, persona, mortale. Una demitizzazione condita di dramma e humour – "Sic transit gloria tubi", commenta l’Autrice al racconto della sua vera nascita grazie alla nonna “demonologa” e al cioccolato bianco.

"Mio padre e mia madre si sentivano sollevati: dopo aver avuto un ortaggio per due anni, poi una bestia furiosa per sei mesi, avevano finalmente qualcosa di più o meno normale. Iniziarono a chiamarmi con un nome». È la metamorfosi che attraversiamo tutti e che qui è raccontata con l’ironia di chi sa dire di sé «Io mi permetto di sottolineare la straordinaria estensione del mio talento, in grado di cantare in tutti i registri, tanto in quello di Dio che in quello di Signora Pipì" (Stupore e tremori).

Pagina dopo pagina, le scoperte di una bambina di due anni – parlare, nuotare, correre, mentire, creare, annegare – ci vengono narrate con la lucidità di un’adulta, mentre si tesse l’elogio del linguaggio e del suo potere immaginifico: in ognuno si ripete l’esperienza di Adamo che nomina i viventi». (E.R.)


Clicca qui per ricevere San Bonaventura informa, gratuitamente ogni mese, in formato digitale.


fonte: Seraphicum Press Office