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Franz Jägerstätter, terziario francescano e obiettore di coscienza
21 Aprile 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 30)


La rubrica “La fraternità dei laici” di San Bonaventura informa, a cura di fra Felice Autieri, propone in questo numero l’affascinante figura di Franz Jägerstätter, presentandolo nel suo cammino di conversione che lo portò a divenire terziario francescano e a testimoniare, sino alla morte, il valore dell’obiezione di coscienza dinanzi ai crimini nazisti. Fu ucciso nel 1943 ma bisognò attendere sino alla metà degli anni sessanta perché si facesse memoria del suo sacrificio e del suo martirio.

«Nato a St. Radegund nell’Austria del nord al confine con la Germania, il 20 maggio 1907 da Rosalia Huber e Franz Bachmeier, Franz Jägerstätter fu cresciuto dalla nonna materna Elisabeth Huber, perché i genitori erano troppo poveri per sposarsi. Nel 1917 sua madre sposò il contadino possidente Heinrich Jägerstätter che adottò Franz dandogli il proprio cognome, così quando il padre adottivo morì nel 1933 senza figli ne ereditò la proprietà. Nella casa di Heinrich il giovane Franz trovò una biblioteca di libri con contenuti storici e religiosi, sebbene avesse un’istruzione elementare cominciò ad appassionarsi alla lettura. […]

A seguito dello scoppio della seconda guerra mondiale, nell’estate del 1940, Jägerstätter fu arruolato dalla Wehrmacht, ma il sindaco di St. Radegund a causa della situazione familiare di Franz la cui moglie dopo la nascita della terza figlia si era ammalata, ottenne il suo rientro dalla caserma di Braunau am Inn. Nell’ottobre del 1940 fu richiamato alle armi per la formazione militare come recluta ad Enns nei pressi di Linz, tuttavia su richiesta del suo comune fu dichiarato “insostituibile” e poté tornare alla famiglia e al lavoro agricolo.

Nell’estate del 1941, alla morte del sacrestano della sua parrocchia lo sostituì, su richiesta del parroco, e in quello stesso periodo divenne terziario francescano. L’esperienza negativa nell’esercito dove conobbe da vicino l’indottrinamento nazista, la conoscenza del programma sull’eutanasia e l’eliminazione dei diversamente abili, rafforzò la sua decisione di non poter indossare quella divisa.

Dichiarò apertamente che come cattolico praticante e terziario francescano non poteva prestare servizio militare, poiché lottare per lo stato nazionalsocialista che calpestava l’uomo e la fede, sarebbe stato contrario alla sua coscienza. Il suo ambiente cercò di dissuaderlo, ricordandogli le responsabilità verso la propria famiglia ma i suoi princìpi non vennero indeboliti.

Perfino il vescovo di Linz Mons. Josephus Calasanz Fliesser gli consigliò di desistere dall’obiezione di coscienza, invece la moglie Franziska lo sostenne in questa decisione benché consapevole delle terribili conseguenze a cui sarebbe andato incontro. A questo riguardo scrisse alla moglie:

Talvolta Dio ci mostra apertamente la sua forza, che egli dona agli uomini che lo amano e non preferiscono la terra al cielo. Né il carcere, né le catene e neppure la morte possono separare un uomo dall’amore di Dio e rubargli la sua libera volontà. La potenza di Dio è invincibile. (…) C’è sempre chi tenta di opprimerti la coscienza ricordandoti la sposa e i figli. Forse le azioni che si compiono diventano giuste solo perché si è sposati e si hanno figli? O forse l’azione è migliore o peggiore solo perché la compiono anche altre migliaia di cattolici?». (F.A.)


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fonte: Seraphicum Press Office