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La Via Crucis nella tradizione francescana
10 Aprile 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 16)


Venerdì santo, giorno della passione e morte del Signore, giorno della Via Crucis. Ma qual è il legame del francescanesimo con questa tradizione cristiana? Fra Francesco Costa ripercorre in San Bonaventura informa la storia della via crucis, sin dalle sue origini, soffermandosi sul contributo offerto dalla spiritualità francescana. 

«Non si può negare che la Via Crucis rifletta la spiritualità francescana. Il suo più grande apostolo è stato il francescano dei Minori Riformati san Leonardo da Porto Maurizio († 1751). La sua origine è tuttavia anteriore a san Francesco.
Venendo a visitare i luoghi santi della Palestina, i cristiani si sentivano quasi istintivamente portati a rivivere i momenti della Passione del Redentore. È forse in questo desiderio dei fedeli di ripercorrere al vivo, stando in Palestina, la via dolorosa del calvario, l’origine della Via Crucis. […]

Ci furono però dei pellegrini che, tornando incolumi e desiderando rivivere ancora l’emozione provata a Gerusalemme, ricostruirono o si fecero promotori della ricostruzione dei luoghi santi nella terra d’origine.
Un esempio è la cittadina di Sansepolcro (Arezzo), che deve il suo nome a un’edicola simile al Santo Sepolcro costruita verso il sec. X da due devoti pellegrini, Egidio e Arcano, di ritorno dalla Terra Santa.
Il celebre “Sacro Monte” di Varallo, in Piemonte, è nato dalla devozione alla Santa Croce del Servo di Dio Bernardino Caimi († 1500 ca.), dei Frati Minori Osservanti.

Già Custode di Terra Santa, tornando in Italia, favorito dalla particolare conformazione fisica del monte Varallo, gli venne spontaneo trasformarlo in una Gerusalemme in miniatura, costruendovi molte cappelle, dedicate ognuna alla rievocazione dei misteri della Redenzione.

Sebbene, dunque, di origine non francescana, il pio esercizio della Via Crucis riflette bene, come accennato, la spiritualità del Poverello d’Assisi, che forse poté venerare di presenza i Luoghi Santi quando nel 1219 si recò a predicare al sultano d’Egitto (LegM 8, FF 1173); ma già nel capitolo generale del 1217 egli aveva voluto l’erezione della Custodia di Terra Santa, affidandola a frate Elia di Assisi, che la governò fino al 1220 (Giordano 9, FF 2331). […]

Molto, invece, ci sarebbe da dire sull’amore dei Santi francescani a Cristo Crocifisso e sui loro scritti: san Bonaventura, santa Chiara, sant’Angela da Foligno, san Giuseppe da Copertino, san Francesco Antonio Fasani, il beato Bonaventura da Potenza, santa Veronica Giuliani, la beata Satellico, fra Jacopone da Todi…
Su tutti emerge il Serafico Patriarca, che nell’Ammonizione VI così esorta i suoi frati: «”Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore, che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce”». (F.C.)


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fonte: Seraphicum Press Office