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L’uomo e il mondo in comunione. Una nuova consapevolezza come antidoto all’indifferenza
09 Marzo 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 11)


L’uomo e il mondo in comunione. Una nuova consapevolezza come antidoto all’indifferenza è la riflessione che arricchisce la rubrica “L’economia di Francesco” di San Bonaventura informa. Uno spazio di approfondimento che accompagnerà verso l’evento “The Economy of Francesco”, con il quale papa Francesco ha convocato ad Assisi giovani da tutto il mondo, per disegnare una nuova economia. L’incontro, come noto, doveva svolgersi dal 26 al 28 marzo ma è stato rinviato per ovvi motivi, consentendo così anche un ulteriore approfondimento delle tematiche connesse all’economia del futuro.

Ci accompagna in questa nuova riflessione Tommaso Galeotto, studente di Scienze Filosofiche alla Statale di Milano e membro di Connessioni, la “scuola di formazione” ideata da p. Francesco Occhetta e promossa nell’ambito de La Civiltà Cattolica per favorire confronto e formazione sui grandi temi dell’agenda politica.

«Una delle caratteristiche della filosofia è quella di delineare orizzonti narrativi che possano comprendere e raccontare l’uomo, il mondo in cui vive e quale fine abbiano le sue attività all’interno di esso.
Questo risulta decisivo per ciò su cui papa Francesco ci invita a riflettere oggi con l’enciclica Laudato si’. Il significato che assumono i concetti di attività economica, di ambiente e di sviluppo sostenibile pongono l’uomo e il suo mondo in comunione. Questi due elementi, infatti, non possono essere concepiti come monadi isolate ed indipendenti l’una dall’altra, bensì vanno inseriti in un orizzonte di narrazione comune per cui il destino dell’uomo dipende anche dal destino dell’ambiente in cui vive. […]

Poiché la nostra esistenza si dispiega all’interno del mondo, tutto ciò che noi facciamo nella nostra vita ordinaria, ogni nostro agire come singolo o come comunità incide su di esso. Non vi sono attività indipendenti dall’ambiente in cui viviamo, questi due livelli si contaminano continuamente.

Pertanto, ciò deve interrogarci sull’uso che noi facciamo del mondo e della concezione che quotidianamente ne abbiamo. Guido Chelazzi, nel suo affascinante libro L’impronta originale. Storia naturale della colpa ecologica, ci mostra come, lungo tutto il processo evolutivo di Homo Sapiens, le attività tecniche ed economico-sociali che l’uomo ha sviluppato, e che ci hanno portato al mondo di oggi, hanno avuto un forte impatto sull’ecosistema, modificando radicalmente il nostro ruolo all’interno di esso. […]

Come dunque prendersi cura del mondo? Il cambiamento dev’essere innanzitutto umano, ancor prima che tecnico. Tutta l’enciclica di papa Francesco porta con sé un unico invito, che potremmo riassumere nella frase: “un’ecologia integrale è fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo” (Laudato si’, 230).

Ripensare il nostro rapporto con l’ambiente non comporta dunque la condanna del progresso tecnico e scientifico così incredibilmente conquistato dall’uomo, bensì la sua rilettura in chiave umana e per il bene dell’uomo stesso. Nelle parole del Papa si esprime una grande fiducia nell’agire umano, così che possa orientare la tecnica a favore del proprio bene e in contrasto alle ingiustizie e all’iniquità.
Ciò che è in gioco è un radicale cambiamento antropologico che ci interpella come singoli e come comunità, senza che queste due possano essere slegate». (T.G.)


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fonte: Seraphicum Press Office