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Covid19 e il principio francescano di alterità
04 Marzo 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 7)


Con le raccomandazioni a carattere sanitario e comportamentale della comunità scientifica, finalizzate ad arginare la diffusione del coronavirus, stiamo ragionevolmente cambiando le nostre abitudini. Senza cedere al panico, la situazione richiede comunque attenzioni e un grande senso di responsabilità che, considerata la facile trasmissione di questo virus, è doveroso verso se stessi e gli altri.

Niente baci, abbracci, strette di mano e distanza di almeno un metro tra una persona e l’altra. Insomma, il Covid19 ci obbliga alle distanze fisiche ma la vera sfida sta nel non prendere quelle umane, chiudendoci in un isolamento che equivalga a un timore e ad una indifferenza verso l’altro.

Nel Focus di San Bonaventura informa, dedicato all’emergenza coronavirus, fra Orlando Todisco ci parla del principio francescano di alterità. Se non è opportuno abbracciare l’altro, come Francesco d’Assisi faceva con i lebbrosi, è bene però riflettere sulla solidarietà e su quanto san Francesco ci ha insegnato.

«L’espressione più significativa della “metanoia” di Francesco è l’incontro dei lebbrosi. Egli si spoglia di qualunque rivestimento egolatrico e va nudo incontro a questi “maledetti della terra”.
Non è l’essere come vero, ma l’essere come dono che comincia a farsi largo, prevalendo sulla soggettività orgogliosa e autocelebrativa.

Anche se non tradotto in specifiche enunciazioni dottrinali, l’essere come dono si impone come la sua stella polare. Siamo a un nuovo modo di guardare la realtà, non più nella logica di quell’oggettività che è propria del principio di identità, grazie al quale mi rapporto all’altro come cosa determinata - malato pericoloso per la salute pubblica, da tener lontano. Quella di Francesco s’annuncia come la strada dell’abbandono di sé all’altro, in totale gratuità. […]

La strada aperta da Francesco comporta una riconsiderazione di tutta l’avventura occidentale come anche dei suoi risultati, mettendone in discussione la gerarchia. La forza del gesto di Francesco sta nella capacità di intercettare l’altro sulla scena dell’essere con il cumulo dei suoi bisogni, di varia indole, rispondendo alla sua richiesta d’aiuto senza condizioni. […]

Francesco mostra come sia possibile recuperare la dignità di questa schiera negletta di esseri umani, accogliendoli entro il circuito della propria soggettività, salvaguardata nel mentre salvaguarda la soggettività dell’altro, non giudicandola ma servendola. Via, questa, stretta e difficile, e tuttavia, unica per restituire all’altro la coscienza della sua dignità. È la scelta di Francesco, e cioè sciogliere quel grumo egocentrico, che porta al disinteresse o al disprezzo dell’altro, che la razionalità oggettivante non pone in discussione ma talvolta consolida». (O.T.)


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fonte: Seraphicum Press Office