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Beata Eurosia Fabris Barban
29 Gennaio 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 30)


San Bonaventura informa ha introdotto una nuova rubrica, “La fraternità dei laici”, a cura di fra Felice Autieri, frate minore conventuale, docente di Storia della Chiesa e Storia del Francescanesimo.
Un viaggio alla scoperta di laici che hanno aderito al carisma francescano, portando la loro testimonianza cristiana nell’ambito della famiglia, sul luogo di lavoro e nella società. Si parte da Eurosia Fabris, “mamma Rosa”.

«Nata a Quinto Vicentino (Vicenza) il 27 settembre 1866, Eurosia Fabris - conosciuta anche con il nome di “mamma Rosa” - in casa era chiamata affettuosamente “Rosina”. Nel 1870 la famiglia si trasferì nel vicino paese di Marola frazione di Torri di Quartesolo nel vicentino, dove trascorse tutta la sua vita. Nel paese esisteva una scuola e Rosina vi frequentò le prime due classi perché dovette aiutare i genitori nei lavori dei campi e condusse la sua adolescenza nella preghiera e nel lavoro.

Fu attratta dalla lettura, soprattutto da quelle a tematica religiosa, studiando in particolare il catechismo, contemporaneamente fu impegnata nella preparazione dei bimbi che si apprestavano a ricevere l’eucarestia.

La famiglia vicina a quella dei Fabris fu colpita da un grave lutto, ovvero la morte di Stella Pierina Fattori moglie di Carlo Barban, lasciando due figlie piccole al marito di 23 anni: Chiara Angela e Italia di 20 e 4 mesi.
Il Barban chiese aiuto ai Fabris, il cui padre diede il permesso a Rosina che aveva allora 19 anni di recarsi dai vicini per le faccende domestiche e la cura delle bambine.

Vi lavorò per tre mesi senza chiedere alcun compenso e accudendo anche il padre di Carlo, Angelo, anziano e ammalato, infine il fratello minorenne Benedetto. A un dato momento Carlo le propose di sposarlo, Rosina accettò in quanto considerava tale gesto volontà divina, considerando il bisogno e l’esigenza delle due bambine. La giovane il 5 maggio 1886 celebrò il matrimonio nella chiesa parrocchiale di Marola in Torri di Quartesolo (Vicenza).

Entrando nella famiglia Barban era cosciente che non andava a “fare la signora”. Il marito Carlo possedeva dei campi ma suo padre Angelo si era lasciato truffare lasciando il figlio in una grave situazione debitoria. Rosina non si scoraggiò, aveva capito il valore della povertà, considerava che anche Gesù era stato povero pur essendo il padrone del mondo». (F.A.)


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fonte: Seraphicum Press Office