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Letteratura come spazio metafisico
15 Gennaio 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 2)


“Un’eco antitetica. Letteratura come spazio metafisico” è il titolo dell’articolo che ha aperto l’ultimo numero di San Bonaventura informa. L’autore è Edoardo Rialti, docente, giornalista culturale del quotidiano Il Foglio, scrittore, curatore e traduttore di letteratura inglese, fantasy e fantascienza.

«Da una parte l’occidente laicista ha dovuto dolorosamente constatare che l’uomo non si accontenta dei magnifici giocattoli che è stato in grado di mettergli in mano, dall’altra le religioni tradizionali rispetto alle pressioni della comunicazione globale, delle nuove possibilità d’interrogazione ed espressione, arrancano faticosamente o cedono facilmente alla pressione di immaginari confortanti o regressivi.

Lo si evince anche dallo “stato” dell’arte cristiana, la cui frequente debolezza e sciatteria costituisce una perdita per tutti, giacché Bernanos, Waugh, Greene, Cristina Campo, Flannery O’ Connor o Mario Luzi hanno contribuito alla ricchezza del discorso collettivo ancora in pieno ‘900.

Nel mondo americano e protestante si incontrano e ammirano tuttora contributi come quelli di Cormac McCarthy, Wendell Berry, Marylinne Robinson, e anche in Italia (magari persino nella circonferenza del cattolicesimo praticato, seppur con molti distinguo) si possono citare Michela Murgia, Luca Doninelli, Tiziano Scarpa, Christian Raimo, ma tali voci significative non smentiscono la constatazione già espressa.

Un’altra categoria estremamente importante è quella degli autori che si pongono nell’ombra lunga delle antiche certezze perdute, dei sistemi religiosi di riferimento che collassano ma continuano a costituire una sorta di alfabeto che sbiadisce, come un pianeta che si allontani nello spazio freddo e vuoto: pensiamo a una colonna della narrativa contemporanea come Michel Houellebcq (il cui Sottomissione dialogava a distanza con la conversione estetica e simbolista di Huysmans all’albeggiare di quel ventesimo secolo che avrebbe progressivamente visto esaurirsi simili traiettorie) o il recente e fecondo esordio narrativo di Andrea Zandomeneghi con Il giorno della nutria.

Alla crisi dell’io e persino alla “crisi della crisi dell’io”, uno spazio investigativo che ha impegnato alcune generazioni di scrittori e pensatori, da Pirandello a Calvino, è succeduta la variegata ricerca di altri orizzonti e modalità per interrogare la realtà e sorprendervi un varco dalla gabbia asfittica del positivismo, e anche in questo caso mi limito a citare qualche nome di rilievo nelle generazioni più giovani, come Vanni Santoni, Francesco D’Isa o Francesca Matteoni. Ovviamente la carrellata e i poli evocati nelle righe precedenti sono un riassunto debole e lacunoso d’un tema immenso, che ha compreso e comprende molte altre posizioni». (E. R.)


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fonte: Seraphicum Press Office