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La povertà si può sconfiggere?
29 Novembre 2019

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 10)


La povertà si può sconfiggere? Sì, se ce ne è la reale volontà. Di finanza a impatto sociale e strumenti di attuazione scrive, per San Bonaventura informa, Luigi Di Martino, funzionario amministrativo di una società di ingegneria a Napoli e laureando in finanza presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

Una riflessione che si inserisce nel cammino di approfondimento sul tema di una nuova economia, fraterna, giusta e inclusiva, in vista di “The Economy of Francesco”, l’evento internazionale convocato da papa Francesco ad Assisi, dal 26 al 28 marzo 2020.

«Le tematiche economiche e finanziarie, mai come oggi, attirano la nostra attenzione, a causa del crescente influsso esercitato dai mercati sul benessere di buona parte dell’umanità. Ogni attività umana è infatti chiamata a produrre frutto disponendo, con equità, dei doni originariamente a disposizione di tutti. Benché il benessere economico globale si sia certamente accresciuto nel corso della seconda metà del XX secolo, con una misura e una rapidità mai sperimentate prima, occorre però constatare che nello stesso tempo sono aumentate le disuguaglianze.

La recente crisi finanziaria poteva essere l’occasione per una nuova economia, attenta ai princìpi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria, al fine di neutralizzare gli aspetti
predatori e speculativi e valorizzare il servizio all’economia reale.

Sebbene siano stati intrapresi sforzi positivi, a vari livelli, che vanno riconosciuti ed apprezzati, non c’è stata però una reazione che abbia portato a ripensare a quei criteri obsoleti che continuano a governare i mercati finanziari. Ogni attività umana, se vissuta nell’orizzonte di un’etica adeguata, cioè nel rispetto della dignità umana ed orientata al bene comune, è positiva.

Ciò vale per tutte le istituzioni a cui dà vita la socialità umana ed anche per i mercati, od ogni livello, compresi quelli finanziari. È chiaro allora che la stessa economia, come ogni altro ambito umano «ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento; non di un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della persona» (Caritas in veritate, n. 45).

Il benessere va perciò valutato con criteri ben più ampi della
produzione interna lorda di un Paese (PIL), tenendo invece conto anche di altri parametri, quali ad esempio la sicurezza, la salute, la crescita del “capitale umano”, la qualità della vita sociale e del lavoro». (L.D.M.)


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fonte: Seraphicum Press Office