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La strada condivisa di economia ed etica
23 Novembre 2019

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 6)


Perché economia ed etica sono chiamate a percorrere la stessa strada? Lo spiega dalle pagine di San Bonaventura informa il prof. Stefano Zamagni, economista di fama internazionale e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

Una tappa importante nel cammino intrapreso dal nostro mensile in vista di “The Economy of Francesco”, l’evento mondiale convocato da papa Francesco ad Assisi dal 26 al 28 marzo 2020, cui contiamo di accompagnare i nostri lettori con un bagaglio ricco di più conoscenze e consapevolezze. 

«“Oikonomiké”, termine coniato da Aristotele, non è un sostantivo nella lingua greca, ma un aggettivo. La traduzione corretta, pertanto, non è “economia”, ma “economico”. Nella filosofia artistotelica, i sostantivi esprimono entità o essenti, cioè sostanze; gli aggettivi invece esprimono accidenti, qualcosa cioè che esiste solo in altro, in qualcosa. Che tipo di accidente è, per la cultura greca, l’economico e quale è la natura di ciò cui inerisce? La polis, intesa quale luogo dove si realizza la fioritura umana, l’eudaimonia, appunto! L’azione economica trova dunque il suo fondamento ontologico nella ricerca della pubblica felicità.

Questa sistematizzazione concettuale resta basicamente inalterata, sia pure con una pluralità di varianti, fino al secolo XVII, quando, con l’avvento del pensiero economico mercantilista, inizia a prendere piede, con Antoyne de Montchretien (1615) l’espressione “economia politica”.
Da aggettivo, l’“oikonomiké” diventa sostantivo! È così che nasce la nuova disciplina dell’economia come “scienza dell’acquisizione”. Prima di allora, fino alla seconda Scolastica (la scuola di Salamanca) le tematiche economiche non sono trattate come materia a sé, ma solo in quanto sollevano interrogativi di natura filosofica o teologica. […]

Non sappiamo ancora qual è il luogo verso cui ci condurrà la silenziosa rivoluzione scientifica cui stiamo assistendo. Ma sappiamo qual è quello da cui ci si sta allontanando. L’economia mai potrà avere un’esistenza utile separata dall’etica, sempre che voglia continuare a riconoscere a se stessa la capacità sia di interpretare la realtà sia di concorrere a modificarla.

Se invece la preoccupazione dell’economista è semplicemente quella di costruire una macchina logica che consenta di misurare gli effetti di ogni data decisione economica su una data collettività, allora per uno scopo del genere il connubio tra economia e scienze matematiche ed econometriche basta, e avanza. Sono dell’idea che nell’attuale fase storica il pendolo di Foucault stia tornando a privilegiare il rapporto tra economia e filosofia, proprio per la ragione sopra esposta. Mi spiego così la vigorosa recente ripresa di interesse in economia sui temi dell’etica e della responsabilità». (S.Z.)


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fonte: Seraphicum Press Office