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Elogio della pigrizia
20 Novembre 2019

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 37)


Elogio della pigrizia di Jacques Leclercq è il testo scelto da fra Emanuele Rimoli per la rubrica “Il tesoro dello scriba” di San Bonaventura informa.

«Basterebbe già solo una vignetta di Garfield a giustificare il titolo di questo mese, o sapere che il libretto in questione mi è stato regalato proprio da chi sa che chi scrive è grande ammiratore – nella teoria e nella prassi – del gatto più pigro dei fumetti.

In verità a guidare la scelta del titolo è il mood autunnale, con quella percezione che tutto vada rallentando: l’incipiente e inevitabile cadere delle foglie, la agrodolce malinconia con cui si guardano le venature di colori, fino alla contemplazione di vere e proprie fiamme – il giallo, l’arancio, il rosso si accendono e ridipingono il paesaggio, “il sentiero è dorato, rosso è il sentiero” (Varujan).

Questa fiamma di scarse quaranta piccole pagine, è il discorso pronunciato dal teologo e sociologo belga Jacques Leclercq alla seduta pubblica della Libera Accademia del Belgio il 17 novembre 1936, in segno di ringraziamento per esser stato annoverato tra i suoi membri.

Il tono è arguto, saggio e ironico – “mi scuso del mio illogismo. Poiché il miglior elogio della pigrizia sarebbe stato quello dell’esempio, con un telegramma di scuse che mi dispensasse da ogni lavoro. Scrivere questo discorso…per cantare la dolcezza e la virtù dell’indolenza, mi sembra proprio una contraddizione”.

Ma l’ironia è il colore con cui si sviluppa un’attenta riflessione, “senza dubbio il nostro secolo è il primo in cui…l’elogio della pigrizia sia di stagione. Il nostro secolo si fa vanto d’essere quello della vita intensa…il segno del nostro secolo è la corsa”». (E.R.)


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fonte: Seraphicum Press Office