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Come diventare sorgente di acqua viva
14 Novembre 2019

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 24)


La rubrica “Giustizia sociale” di San Bonaventura informa propone un nuovo articolo di fra Michael Lasky sul tema “Cercare la giustizia per gioco. Come diventare sorgente di vita”. Una riflessione da non perdere per comprendere il valore vivificante della fede.

«Era una fredda mattinata invernale, il vento spazzava la neve in turbinii bianchi che danzavano nel parcheggio. La gente entrava in chiesa, calda e accogliente, chiacchierando a voce bassa. Vidi una madre aiutare i suoi figli a togliersi i cappotti quando la più giovane, con indosso un maglione pesante, si incamminò con decisione verso il grande fonte battesimale, che fungeva anche da acquasantiera, all’ingresso della chiesa.

Guardò la vasca d’acqua all’altezza della vita, sollevò il braccio in aria e poi lo tuffò giocosamente nell’acqua, fino alla sua spalla. Con la manica del maglione completamente inzuppata, sollevò la mano dall’acqua raggiungendo la fronte, e con grande solennità si fece il segno della croce. Ricordo di aver pensato fra me che questa bambina capiva i nostri simboli e sapeva istintivamente come interagire con le acque del battesimo.

Come per il fonte battesimale all’ingresso della chiesa, l’acqua è il tema principale anche all’ingresso della basilica di san Francesco ad Assisi, attraverso gli affreschi della facciata interna. Su entrambi i lati delle porte ci sono due scene del ciclo della vita del Santo: il Miracolo della sorgente e la Predica agli uccelli. Questi affreschi sono intesi come un riferimento artistico al Cantico delle creature, in cui Francesco indica la natura come un esempio per considerare meglio il nostro rapporto con Dio e la sua creazione.

Ammirando questi affreschi si è portati a domandarsi “come posso avvicinarmi a Dio attraverso la natura?” – Francesco, giullare di Dio, lo ha fatto cantando gioiosamente il suo Cantico: “Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”. […]

Per aiutarci a scoprire meglio la gioia della vita evangelica, papa Francesco ci ricorda che “anche la propria famiglia o il proprio luogo di lavoro possono essere quell’ambiente arido dove si deve conservare la fede e cercare di irradiarla. Ma è proprio a partire dall’esperienza di questo deserto, da questo vuoto, che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi, uomini e donne.

Nel deserto si torna a scoprire il valore di ciò che è essenziale per vivere; così nel mondo contemporaneo sono innumerevoli i segni, spesso manifestati in forma implicita o negativa, della sete di Dio, del senso ultimo della vita. E nel deserto c’è bisogno soprattutto di persone di fede che, con la loro stessa vita, indichino la via verso la Terra promessa e così tengono viva la speranza”. In ogni caso, in quelle circostanze siamo chiamati ad essere persone-anfore per dare da bere agli altri» (EvGaud 86). (M.L.)


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fonte: Seraphicum Press Office