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Ecco perché il mondo ha bisogno di san Francesco
12 Novembre 2019

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 16).

San Bonaventura informa inaugura, da questo numero, una nuova rubrica dal titolo “L’economia di Francesco”, in vista dell’incontro convocato da papa Francesco ad Assisi dal 26 al 28 marzo. Un evento pensato per far incontrare esperti e giovani, per concorrere a disegnare un'economia mondiale più giusta e inclusiva.

Il nostro mensile intende così offrire un contributo alla riflessione, proponendo articoli di esperti e di giovani che stanno muovendo i primi passi nel mondo dell’economia o, semplicemente, osservano la realtà con sguardo attento e con la volontà di impegnarsi per dare un personale contributo alla costruzione di una società più attenta agli ultimi.

La rubrica è aperta in questo numero da due articoli a firma di Oreste Bazzichi, docente di Filosofia sociale ed etico-economica, e di Orlando Todisco, docente di Filosofia francescana.

Si inizia riflettendo sul perché il mondo ha bisogno di san Francesco e dei principi sociali-economici francescani.
«Il giovane Francesco d’Assisi, benestante e figlio di un grande e stimato mercante di stoffe, incontra in San Damiano il Crocifisso (1205), che, sconvolgendolo, lo invita a seguirlo e a vivere con semplicità il Vangelo.

La sua conversione fa notizia in Assisi e da qui contagia uomini e donne di ogni età e condizione, facendo breccia in tutto il mondo, segnando il corso della storia. Il suo bisogno di fraternitas e il suo desiderio del bonum commune lo spingono ad instaurare un profondo legame con la gente, con il territorio, con le comunità.

Ed i suoi frati, che incominciarono ad occupare le periferie delle città, stando in mezzo al popolo e condividendo con esso gioie e fatiche del vivere quotidiano, intuirono che con l’elemosina si poteva aiutare i poveri soltanto a sopravvivere, ma che per vivere bisognava produrre e vendere le merci, scambiandole sulla fiducia reciproca, sulla rarità, la qualità e la compiacenza del prodotto. […]

Quello che Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi hanno fatto per evitare il declino spirituale, morale, culturale e sociale è stato di svegliare la società dal torpore di una staticità, senza prospettive, nella quale era caduta, insegnando e praticando un’idea rivoluzionaria: la riscoperta dei valori, dentro i quali nasce il rapporto etico consolidato tra mercato, impresa, territorio e comunità.

Questa è la vera e sana economia di mercato, che è durata un tempo limitato, fino all’avvento  dell’utilitarismo, che ha spostato il tiro sull’egoismo. L’attuale modello di sviluppo, di per sé, quindi, non è cattivo e negativo per natura. Ma ha bisogno di una fondamentale revisione che ne corregga distorsioni e disfunzioni». (O.B.)


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fonte: Seraphicum Press Office