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Elävä muisto… In Finlandia, sui passi dei missionari francescani
11 Novembre 2019

Elävä muisto… È un viaggio in Finlandia, sui passi dei missionari francescani, quello che racconta in San Bonaventura informa fra Emanuele Rimoli, dopo un soggiorno a Rauma, invitato dalla comunità luterana.

Un racconto che permette di conoscere il passato di questa terra, il ruolo svolto dai frati missionari, la memoria viva di san Francesco e uno stile di dialogo che si fa accoglienza e fraternità.

«Una delle preoccupazioni più impellenti per l’uomo è certamente lasciare una traccia nella storia. Si può chiamare segno, impronta, impresa, contributo o perfino eredità (legacy ha di sicuro più effetto cinematografico) in fondo è un’aspirazione a non essere dimenticato, a restare impressi nella memoria al punto da continuare a influire sulle vite, le decisioni, la creatività dei discendenti – non sorprende che la parola abbia la stessa radice di discente, discepolo.

Di questo desiderio di lasciar traccia nella storia i giudici sono le generazioni successive, con la perpetuazione e lo sviluppo, con la critica e il monito a non ripetere gli orrori, o con la terribile damnatio, la dimenticanza.

Il breve soggiorno a Rauma (Finlandia) è stato, con mia enorme sorpresa, all’insegna dello stupore. Non solo per la calorosa e amichevole accoglienza (in barba allo stereotipo per cui i nordici sarebbero freddi), nemmeno per l’esuberante paesaggio autunnale con il suo carico di incanto, ma soprattutto per la vivacità con cui la comunità luterana della chiesa della Santa Croce mantiene la memoria dei frati conventuali arrivati all’inizio del XV secolo (la prima chiesa di legno è datata 1420) e rimasti fino al 1538, quando la comunità fu sciolta per il sopraggiungere della Riforma dalla Svezia. […]

È significativo che il convento sia stato costruito presso “l’ingresso di servizio” della nascente città, vicino al mercato del pesce, dove si svolgeva tutta l’attività lavorativa e di incontro degli abitanti. Una scelta solo furba? Non credo. Forse, pur senza idealizzare giacché il proverbio dice “la vicinanza senza problemi c’è solo al cimitero”, è stata una scelta dettata dalla fedeltà alle intuizioni di san Francesco sul modo di rapportarsi, lavorare e servire («siano minori e sottomessi a tutti», Rnb VII: FF 24).

Questo deve aver generato un rapporto quotidiano di tale vicinanza e comunione da perdurare nella memoria per cinque secoli pur senza presenza alcuna di francescani.

La statua di san Francesco, di fronte alla chiesa luterana della Santa Croce Lo dimostra la “generazione” che mantiene viva la memoria di san Francesco, la comunità luterana della chiesa della Santa Croce che non solo custodisce il patrimonio artistico degli splendidi affreschi medievali, ma ha messo in piedi un’attività caritativa dalla rara efficacia e fortemente ispirativa, forse anche per una possibile futura presenza missionaria dallo stile “minore”». (E.R.)


Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 10).
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(Nella foto fra Rimoli con il Rev. Taneli Ala-Opas)


fonte: Seraphicum Press Office