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Il ritorno di frate Tommaso a Celano. Dopo 800 anni.
06 Novembre 2019

Come risponde la gente al ritorno, dopo ben otto secoli, di un illustre cittadino? Non uno qualsiasi, ma il primo biografo di san Francesco e santa Chiara, l’autore del Dies Irae. Tommaso da Celano non era più tornato nella sua terra d’origine ma dopo 800 anni si è voluto fargli compiere questo viaggio, alle radici di una devozione molto forte, tanto che il popolo marsicano (ma non solo) lo considera e chiama da sempre beato.

Il giornalista Augusto Cantelmi racconta, nell’ultimo numero di San Bonaventura informa, questo ritorno tanto atteso e le emozioni di una giornata che rimarranno nella storia e nei ricordi più cari dell’Abruzzo. Un racconto per parole ma anche per immagini, con i servizi che ha realizzato per TV2000, accessibili direttamente dalle nostre pagine.

“Fra Tommaso, ben tornato nella tua terra”. Prima una carezza sulla teca che avvolge le spoglie, poi un bacio. Un gesto di tenerezza infinita, quello di padre Carmine, verso Tommaso, appena giunto nella sua città natale, Celano, dopo 800 anni.
Un evento che diventa subito storia, come la cronaca di una giornata memorabile: la peregrinatio che porta le spoglie di Tommaso da Tagliacozzo, dalla chiesa di San Francesco, dove sono custodite, a Celano. […]

Un applauso scrosciante riempie la piazza quasi per cancellare otto lunghi secoli di attesa. E lo stesso applauso si ritrova in piazza Aia, la seconda tappa del cammino.
Poi, tra due ali di folla, la processione si dirige verso la piazza centrale di Celano, piazza IV Novembre.

“Tommaso il primo biografo di san Francesco e santa Chiara e autore del Dies Irae è tornato”, sussurrano i celanesi. “Chissà se riconoscerà la sua città”, mormora qualcuno con un dolce sorriso. Ma la Celano di Tommaso non esiste più, ci pensò Federico II a raderla al suolo e a deportare tutti gli abitanti in Sicilia e a Malta.
Tommaso sente ancora il profumo della sua terra? Dopo otto secoli tutto è cambiato: il maestoso lago non c’è più, per opera di Torlonia, ma le mura del castello, restano, immortalate anche nel dipinto di Giotto ad Assisi “Francesco annuncia la morte del Cavaliere di Celano”.

Venerazione, devozione e affetto: bambini, ragazzi, uomini, donne, anziani. Tutti guardano la teca con le spoglie di Tommaso nel suo viaggio a Celano. Sguardi furtivi, ma intensi, qualcuno piange mentre passa il più illustre dei concittadini. La processione continua, le campane suonano a festa, come la marcia della banda e poi gli spari dalla montagna, come si fa in occasione dei festeggiamenti dei Santi». (A.C.)


Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 8).
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fonte: Seraphicum Press Office