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La fratellanza umana, l'esperienza in una chiesa romana
31 Ottobre 2019

Nel ricordarvi l’incontro di oggi pomeriggio (ore 17, biblioteca del Seraphicum) - vedi info sulla nostra pagina web - sul tema “La fratellanza umana sui passi di frate Francesco e del sultano al-Kamil”, vi segnaliamo l’articolo di San Bonaventura informa nel quale si racconta proprio una esperienza di dialogo e convivenza interreligiosa. A Roma un sacerdote apre la sala parrocchiale alla locale comunità musulmana, per permettere loro di ritrovarsi per la preghiera settimanale del venerdì.

«In chiesa l’adorazione eucaristica, nel salone parrocchiale la preghiera dei musulmani. È la particolare convivenza interreligiosa che si vive ogni venerdì nella parrocchia “Santa Maria Janua Coeli”, nel quartiere Montespaccato di Roma, zona nord ovest della capitale.

Una situazione che va avanti da quando è venuto meno lo spazio in uso alla numerosa comunità islamica che si è quindi ritrovata senza un luogo per raccogliersi in preghiera.
È stato allora che l’imam della zona si è rivolto al parroco p. Antonio Sconamila e già questo è indicativo dei buoni rapporti che intercorrono tra i due rappresentanti religiosi. […]

Ma c’è un altro elemento particolare che il parroco rimarca, mostrando la grande sala, ovvero che non si tratta di uno spazio neutro ma popolato da numerosi simboli cristiani: il crocifisso, un ambone con immagini sacre, i quadri a tematiche cristiane alle pareti. Niente è spostato o coperto durante la preghiera, segno evidente di un rispetto che sa conciliare la propria identità religiosa con quel senso di ospitalità.

Questo cammino di apertura al “diverso” prese avvio consultando i superiori, nella consapevolezza che si trattava di una scelta che poteva non trovare tutti d’accordo. E infatti qualche mugugno sembra alzarsi ancora ma non così forte da far desistere p. Antonio dalla sua
quotidiana “costruzione di ponti”.

Anzi, la firma del Documento sulla fratellanza ad Abu Dhabi, da parte di papa Francesco e del Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, così come le ripetute sollecitazioni al dialogo del Santo Padre, hanno aperto ancor più la strada ad una convinzione: non si può convivere senza dialogare, accettarsi e rispettarsi».


Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 13).
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fonte: Seraphicum Press Office