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Storia di missionari francescani conventuali nella Cina degli anni Venti
09 Ottobre 2019

La Cina come terra di missioni grazie al rinnovato spirito missionario di papa Pio XI che spinse per una presenza cattolica nel grande continente asiatico. A questa rimarcata esigenza ecclesiale risposero concretamente anche i frati minori conventuali che, nel Capitolo del 1924, decisero l’apertura di una nuova missione in quelle terre.

Venne creato un primo gruppo di frati ai quali fu assegnata la regione dello Shensi, nel cuore della Cina. Furono otto a partire verso un viaggio allora assai difficoltoso e pieno di insidie: sei erano della Provincia di Sardegna, uno di Toscana e uno di Sicilia. È di loro, e in particolare del siciliano fra Giuseppe Territo, che fra Francesco Costa scrive nella rubrica “Storia e personaggi” di San Bonaventura informa, dedicata in questo numero al Mese Missionario straordinario indetto da papa Francesco.

«La missione dei Frati Minori Conventuali in Cina nasce dal fervore missionario suscitato nella Chiesa da Pio XI. Il 28 febbraio 1926 papa Ratti aveva promulgato l’enciclica Rerum Ecclesiae sulla evangelizzazione dei popoli non cristiani. Nel documento, al fine di incrementare le missioni cattoliche, dopo aver ricordato ai fedeli il dovere di sostenere l’opera delle missioni, Pio XI esorta il clero secolare e regolare a inviare in terra di missione, giovani spiritualmente e culturalmente ben formati.

È da dire che da qualche tempo, all’unisono con il papa, il Prefetto dei Religiosi, card. Laurenti e il Prefetto di Propaganda Fide, card. Van Rossum, sollecitavano l’Ordine a orientarsi verso la preparazione di giovani leve da inviare in terra di missione. La Pia Opera della Crociata missionaria Francescana, fondata il 20 febbraio 1924 dal Ministro generale p. Domenico Tavani suonò dunque come una risposta dei Frati Minori Conventuali all’appello dei due porporati e del papa. Era venuta poi dallo stesso Pio XI la richiesta all’Ordine di aprire una missione, come comunicò ai provinciali il generale uscente p. Tavani, nella lettera di convocazione del nuovo capitolo generale. […]

Fu la Congregazione ad assegnare ai missionari conventuali il campo di lavoro: lo Shensi, vasta regione di 4 milioni di abitanti, nel cuore della Cina, allora selvaggia e inospitale, esposta all’inclemenza delle stagioni, alle malattie contagiose, ai pericoli dei soldati briganti, loschi individui transfughi dall’esercito regolare, dediti ai più efferati delitti.

Meritano almeno la menzione del nome questi generosi pionieri conventuali diretti in Cina: p. Giovanni Soggiu (anni 42), laureato in diritto, già cappellano della Brigata Sassari nella prima grande guerra, capo della missione, nel 1928 primo prefetto apostolico, assassinato dai soldati briganti nel 1930; p. Bernardo Baracciu (anni 41), secondo prefetto apostolico, morto sotto i bombardamenti nel 1940 durante il conflitto cinogiapponese; p. Pietro Maleddu (anni 24), quarto e ultimo prefetto apostolico, espulso dalla Cina nel 1952 dopo un duro carcere e il processo; p, Antonio Dau (anni 33), deceduto in missione nel 1926; Illuminato Cabiddu (anni 32) fratello religioso, deceduto in Sardegna nel 1974; Bonaventura Marras (anni 33), fratello religioso, del quale non ho altre notizie, tutti sardi questi sei missionari; p. Bernardino Permuti, della Provincia toscana, imprigionato processato ed espulso dalla Cina, deceduto nel 1976; p. Giuseppe Territo (anni 40), siciliano». (F.C.)


Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 18).
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fonte: Seraphicum Press Office