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Storie di missioni, nel Mese missionario straordinario
02 Ottobre 2019

Per celebrare il Mese missionario straordinario indetto da papa Francesco, San Bonaventura informa propone tre contributi che, nelle rispettive rubriche, raccontano storie di missionari e di testimonianze evangeliche.

Fra Paolo Fiasconaro, fra Francesco Costa e fra Roberto Liggeri approfondiscono il tema della missione della Chiesa nel mondo, con un particolare sguardo al mondo francescano. Sino a raccontare la vita di due missionari di ieri e di oggi: fra Giuseppe Territo che nel 1925 partì come missionario per la Cina, assieme ad altri sette confratelli, e fra Rolando Ceccarini che da sacerdote diocesano diviene frate minore conventuale, impegnato per lunghi anni in Zambia.

«Io sono una missione sulla terra e per questo mi trovo in questo mondo», sono le parole di papa Francesco nella Evangelii gaudium (n. 173) e diventano le parole-chiave per capire ed entrare nel mese missionario straordinario indetto da papa Bergoglio sul tema “Battezzati e inviati, la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”.

Un mese che interpella le coscienze dei credenti per riscoprire la propria vocazione missionaria attraverso la comunione con Dio e condividerla con gli uomini. Il cristiano, quale discepolo di Gesù, per mezzo del battesimo è un “inviato”, cioè mandato ad annunziare, vivere e testimoniare la sua Parola.

Il cristiano inoltre, sia laico che consacrato, è chiamato a prendere coscienza che la vocazione missionaria viene da Dio e non è un progetto individuale ma una risposta a Cristo che ci chiama per evangelizzare. […]

Uno dei testimoni che ha vissuto in pieno il mandato evangelico "andate e annunziate…" è stato Francesco di Assisi, il quale incarnò questo progetto di vita con la propria risposta personale alla voce del Signore, trasmettendolo ai suoi frati: "Consideriamo la nostra vocazione. Dio, nella sua misericordia, ci ha chiamati non solo per la nostra salvezza ma anche per quella di molti altri. Andiamo dunque per il mondo, esortando tutti con l’esempio, più che con le parole, a fare penitenza dei loro peccati e a ricordare i comandamenti di Dio" (Leggenda dei tre compagni, 36).

I figli del Poverello, consapevoli di questo invito, negli otto secoli di storia, hanno tradotto questo messaggio nella propria vita e come Francesco continuano ancora oggi ad abbracciare il Cristo povero e a vivere il Vangelo “alla lettera” sull’eredità del Crocifisso di San Damiano «Va’ e ripara la mia casa» e con l’ascolto alla Porziuncola dell’invito evangelico ai 72 discepoli di Gesù: "Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore".

San Francesco, essendo il primo Fondatore di un Ordine religioso che nella Regola ha dedicato un capitolo alla evangelizzazione missionaria, spese tutta la sua vita ad annunziare la Parola traducendola nei fatti. Sono tanti i figli del Poverello che negli otto secoli di storia francescana hanno lasciato la propria terra per annunziare il Vangelo in terre lontane. In particolare negli ultimi cento anni alcuni testimoni, fino al martirio, hanno incarnato l’eredità del Fondatore». (P.F.)


Leggi qui gli articoli integrali (da pag. 15).
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fonte: Seraphicum Press Office