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Una lettura teologica de “L’infinito” di Giacomo Leopardi
18 Settembre 2019

È possibile addentrarci in una lettura teologica de L’infinito di Giacomo Leopardi? Nel bicentenario della composizione, San Bonaventura informa propone una riflessione di fra Domenico Paoletti che travalica la “siepe” del finito per accompagnare in “una sorta di abbandono al mistero che non rinuncia alla ragione ma va oltre”.

«Delineiamo qui la possibilità di una lettura teologica de L’infinito, pur sapendo che il senso religioso consapevole, intenzionale, è estraneo all’autore: tanto che nella seconda edizione, avendo ormai scelto da anni l’ateismo e il nichilismo, cambiò la “i” del titolo da maiuscola in minuscola, proprio per evitare che i lettori fossero indotti a darne un’interpretazione religiosa.

Ma sappiamo che spesso un testo poetico (così come un’opera d’arte figurativa, o come tante pagine della Scrittura) trascende la stessa spiegazione che l’autore saprebbe offrirne, va ben oltre la sua stessa intenzionalità: l’arte è un discorso di simboli, il simbolo è fluido e illimitato, a differenza del “concetto” che è unidirezionale.

E il senso teologico, tanto più libero perché svincolato dall’intenzionalità, è (e rimane) il respiro di questo idillio di quindici versi endecasillabi sciolti. Sappiamo quanto è difficile e rischioso far dire a un’opera ciò che l’autore non intendeva dire, e che anzi la sua ragione tendeva a escludere; ma tutta l’opera di Giacomo Leopardi costituisce una vivida testimonianza dell’autotrascendenza dell’uomo, e questo si riscontra in particolare - e in modo mirabile per l’altezza poetica e la limpida essenzialità di espressione – nella poesia che qui consideriamo. In essa l’immaginazione si eleva oltre il piano fenomenico del finito e dell’effimero verso l’infinito, in una dinamica di trascendenza che tende oltre. […]

La crisi antropologica di oggi forse non dipende fondamentalmente da questa chiusura culturale all’infinito? Non è, forse, una crisi di Dio? Anzi le due crisi (di Dio e dell’uomo) vanno insieme, perché le due grandi domande, su Dio e sull’uomo, si implicano reciprocamente». (D.P.)


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 29).
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fonte: Seraphicum Press Office