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L'Amazzonia, terra che insegna a essere Chiesa
13 Settembre 2019

“Cristo ci indica l’Amazzonia, la terra che insegna a essere Chiesa, in ogni parte del mondo”. Il prossimo 6 ottobre si aprirà in Vaticano il Sinodo sull’Amazzonia, convocato da papa Francesco.

San Bonaventura informa accompagna i lettori a questo atteso evento, attraverso una apposita rubrica che propone non teorie o “cronache a tavolino” ma la testimonianza diretta, su quel territorio tanto complesso, dei frati minori conventuali che là vivono, stando al servizio delle popolazioni e della Chiesa.

In questo numero, Fra Luis Felipe Marques ci racconta l’Amazzonia e il suo ruolo di “pedagoga ecclesiale” assieme a fra Luis Ventura.

«In questo 2019 la Chiesa fissa il proprio sguardo sulle terre amazzoniche. Un tale sguardo attento, pieno di interrogativi e curioso è dovuto al Sinodo dell’Amazzonia che si svolgerà nel prossimo mese di ottobre. Certamente questa decisione di papa Francesco ha generato e genera molte incomprensioni nella stessa Chiesa. Cerchiamo di comprendere il Sinodo e la sua convocazione che avviene sempre attraverso domande che toccano profondamente l’intimo di tutta la Chiesa.

In questi termini, l’Amazzonia sarebbe “degna” di un Sinodo? Un Sinodo è un “camminare insieme”, il che significa, che nella sua unità, la Chiesa attraverso i suoi pastori (vescovi) in unione con i fedeli camminano insieme in vista di un miglioramento degli aspetti essenziali della fede nelle dinamiche ecclesiali, temi per cui sono necessari una riflessione e un discernimento. […]

Siamo stati in Amazzonia con i nostri confratelli per fare un’esperienza missionaria e lì abbiamo compreso molte cose. Per prima cosa abbiamo notato che c’è bisogno di uno spirito veramente evangelico per essere disposti ad andare fin là in missione e per rimanerci.

Là è tutto molto diverso, scompaiono tutte le nostre sicurezze, tutto è un invito a valorizzare le piccole cose del quotidiano e annulla le preoccupazioni eccessive della nostra società frenetica. Tutto ciò ci ha portato a concludere che l’Amazzonia è una vera “pedagoga ecclesiale”.
Diciamo questo per il fatto che l’Amazzonia non solo ci invita a un nuovo modo di essere Chiesa lì, ma ci insegna a essere Chiesa in qualsiasi parte del mondo. […]

Nella nostra esperienza missionaria, in ciascuna comunità dove siamo passati, abbiamo trovato situazioni di estrema povertà, di abbandono, di vera penuria, ma anche di una semplicità e fede enormi. Ovunque passavamo, incontravamo il Cristo che, secondo papa Paolo VI, indicava l’Amazzonia.

Che bella cosa! Il Cristo che indicava l’Amazzonia era già lì ad aspettarci. Sul corpo ferito da punture di zanzara dei bambini che correvano sulle palafitte, vedevamo il viso del fanciullo di Betlemme che era adagiato in una mangiatoia. Sul viso sudato e affaticato dal sole dei pescatori fluviali che stavano pescando e tagliando legna, vedevamo il volto del povero Cristo nelle sue fatiche, il Cristo che non aveva un posto dove posare la testa. Abbiamo mangiato con gli abitanti del fiume, abbiamo pregato con loro, eravamo un tutt’uno con loro. Così l’immagine di Cristo povero, umile e crocifisso ci circondava da tutti i lati. Questo Cristo ci invitava costantemente ad uscire con gioia, premurosi e misericordiosi». (F.M. e L.V.)


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 15).
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fonte: Seraphicum Press Office