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La vocazione alla musica: una conversazione con fra Giuseppe Magrino
13 Maggio 2019

Esiste la vocazione alla musica? È il tema che fra Roberto Liggeri affronta nella rubrica “Accenti vocazionali” di San Bonaventura informa e lo fa attraverso una conversazione con p. Giuseppe Magrino, frate minore conventuale, direttore della Cappella Musicale della Basilica Papale di San Francesco d’Assisi.

Una conversazione per conoscere questo direttore francescano e per riflettere sul potere della musica oltre che sulla forza delle differenti “chiamate” vocazionali.

«Non c’è epoca storica, realtà culturale, gruppo umano che non abbia prodotto la sua musica. L’archeologia testimonia che già 35 mila anni fa l’uomo costruiva strumenti musicali; potremmo quindi dire che l’uomo è un animale musicale. Ma cosa spinge l’uomo a cercare di esprimersi organizzando i suoni dal modo più semplice al più complesso? Esiste una vocazione alla musica? […]

La tradizione giudaica e il messaggio cristiano si sono da sempre serviti della musica perché nell’aiutare l’uomo ad esprimere la sua parte più emotiva, indescrivibile a parole, non esclude nulla per la lode a Dio. E in questa prospettiva, mosso dal desiderio di portare una parola che includesse spiritualità e carnalità, padre Giuseppe ha composto la sua opera lirica Salomé musicando il dramma scritto da Oscar Wilde, a dimostrazione del fatto che sacro e profano non sono così separati, in quanto la bellezza è una.

La musica ha la capacità di risvegliare i sentimenti umani, ogni sentimento nessuno escluso. Il musicista ha una grande responsabilità proprio per questa sua possibilità di smuovere i sentimenti. Questo vale, come mi fa notare padre Giuseppe Magrino, anche per il “musicista di chiesa”.

Chi si è sentito chiamato a mettere la propria musica a servizio della Parola di Dio deve rispettare il suo ruolo di “mero strumento”. Se tiene a mente questo è libero di esprimersi e di dare a Dio la musica migliore, perché la musica “scritta male è l’unica che non dà lode a Dio”. (R.L.)


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 17).
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fonte: Seraphicum Press Office