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L'imprenditore tra responsabilità e irresponsabilità
07 Maggio 2019

Quali sono le responsabilità di un imprenditore? A quale modello di sviluppo deve guardare? Come conciliare l'interesse della propria attività con quello dei lavoratori e come concorrere a uno sviluppo sociale?

A questi interrogativi risponde, nella rubrica “Morale e società” di San Bonaventura informa, il prof. Oreste Bazzichi, docente di Filosofia sociale ed etico-economica.

«Per molti, troppi anni si è coltivata culturalmente la convinzione che l’impresa fosse un’istituzione dedita esclusivamente a fare affari e profitto, una macchina senz’anima. Il denaro come obiettivo, il denaro come unica risorsa necessaria.
Mentre, fare impresa significa produrre valori e sviluppare conoscenze, perché essa non è soltanto dell’imprenditore e dei suoi lavoratori, ma è un bene sociale e la sua buona gestione è un interesse dell’intera società.

In questo senso svolge anche un ruolo di diffusore della cultura dello sviluppo, basata sull’imprenditorialità, sull’intuizione, sull’iniziativa, sulle competenze e sulla partecipazione responsabile. Quindi, come soggetto collettivo e sociale, non può permettersi di fare qualsiasi cosa per realizzare il profitto.

Il successo competitivo è infatti, sempre più, legato all’immagine dell’opinione pubblica ed alla reputazione sul territorio e nella comunità. Si tratta di valutazioni sui comportamenti e sulla rispondenza ai principali valori condivisi: trasparenza sul come produrre ricchezza; attenzione alle relazioni con i lavoratori; rapporto corretto con i fornitori e con la pubblica amministrazione; senso civico; salvaguardia dell’ambiente e conservazione delle risorse; creazione di ricchezza, di capitale e di reddito, ma anche di una comunità, di un insieme di persone, di realizzazioni collettive. […]

Oggi gli imprenditori devono ridarsi una cultura per produrre valori, riprendendo a rischiare, a fare impresa e creare lavoro, a stare sul mercato, a esprimere innovazione, a creare economia reale e non finanziaria, a collegare lo sviluppo dell’impresa con lo sviluppo della società.

La “vocazione”, il “nobile lavoro”, il senso della “missione” per sé e per gli altri: queste sono le caratteristiche e le attitudini «imprescindibili del servizio dell’imprenditore al bene comune» (Laudato si’, n.129); al di fuori di questo orizzonte, ci sono: gli errori, le sottovalutazioni, l’assenza del discernimento e del senso etico, l’avanzata degli egoismi e degli interessi personali, le disuguaglianze, la crisi dell’attività d’impresa. (O.B.)


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 11).
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fonte: Seraphicum Press Office