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L'8 marzo e la questione femminile
08 Marzo 2019

Una riflessione sull’8 marzo e sulla questione femminile. Ne scrive, in San Bonaventura informa, Michela Nicolais, vaticanista dell’Agenzia di stampa Sir.

«Nel rispetto di chi, legittimamente, utilizza questa giornata per regalarsi qualche momento di libertà, magari per passare una serata in compagnia delle amiche, e della nobiltà delle origini della Festa - legata ad una tragedia che ha colpito le donne sul posto di lavoro - non posso fare a meno di pensare che, se nel terzo millennio, ancora c’è bisogno di un giornata dedicata alla donna vuole dire che gli altri 364 giorni dell’anno sono ancora declinati esclusivamente “al maschile”.

Non a caso, il termine “questione femminile” – ormai quasi scomparso dal vocabolario corrente, civile ed ecclesiale – riappare magicamente proprio in concomitanza dell’8 marzo, tramite tavole rotonde, dibattiti, iniziative “in rosa” di vario genere. Un segno positivo, in termini di creatività, destinato però nella maggior parte dei casi, nonostante le migliori intenzioni, a rimanere relegato entro recinti autoreferenziali o puramente celebrativi.

In ambito cattolico, inoltre, la “questione femminile” è oggi quasi sempre inglobata nella “questione famiglia” – senza dubbio decisiva, per la Chiesa e per la società – o in quella del ruolo delle consacrate nella comunità cristiana, tema anche questo importante e delicato ma non esaustivo, come il precedente, dello “spessore” della partecipazione femminile all’interno e all’esterno della comunità cristiana, nelle sue innumerevoli sfumature. […]

“La Chiesa è donna”, non si stanca di ripetere Francesco, auspicando una maggiore presenza femminile all’interno della Chiesa e della società, anche nei processi decisionali.

Rendendo omaggio, venticinque anni dopo, al primo documento dedicato da un papa interamente alla questione femminile - la Mulieris dignitatem di Giovanni Paolo II, definita un documento storico - Bergoglio con chiarezza e sintesi cristallina ha fugato ogni dubbio su quale sia la reale posta in gioco per le donne, nella Chiesa e nella società». (M.N.)


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 15).
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fonte: Seraphicum Press Office